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“Ascoltiamo i giovani!”
L'INTERVISTA A STELLA ROMAGNOLI

 

Stella Romagnoli è General Manager di IAA Italy Chapter e Docente all’Università della Sapienza, LUSMA, LUISS e Cattolica di Roma a seguito della sua esperienza in azienda.

Le abbiamo chiesto di condividere con noi la sua visione sull’unicità e l’inclusione in relazione al mondo dei giovani che sono e saranno in futuro il motore del nostro Paese e che si stanno avvicinando dall’Università al mondo del lavoro.

Queste sue parole sono di ispirazione per tutti, non solo per giovani, ma anche per chi ha il compito di guidarli e indirizzarli verso la valorizzazione della unicità,, dell’inclusione e della creatività.

Insegni in diverse Università come LUMSA, LUISS, Cattolica e Sapienza. Dal tuo osservatorio privilegiato, pensi che l’ambiente accademico sia inclusivo?

Nelle Università, oggi, c’e’ una grande tendenza ad accogliere la diversità ed in particolare ad attrarre persone di cultura diversa, internazionale o locale e con background differenti e in generale con un approccio diverso. Negli atenei dove lavoro ho l’opportunità di confrontarmi con studenti che vengono da tutte le parti del mondo ed in particolare dal medio oriente: penso all’India, alla Russia ma anche alla Spagna alla Francia e tanto altro.

La bellezza e il valore della diversità la vedo nell’approccio culturale, nel modo di relazionarsi, ma anche semplicemente nell’abbigliamento, che a volte e’ veramente differente (se per esempio pensiamo al medio Oriente) e verso il quale devo dire i ragazzi sono aperti e interessati, come se fosse uno stimolo alla creatività e all’apprendimento.

 

Rispetto a quando facevamo noi l’Università come sono cambiate le tecniche di insegnamento?

L’insegnamento in Università si è decisamente evoluto, soprattutto nella laurea magistrale.

Le nuove tecniche di insegnamento si incentrano sempre di più nel lavoro di gruppo e nell'applicazione di quanto imparato nella teoria. Dunque l'esercitazione pratica nei lavori in gruppo non implica solo mettere in pratica e rendere tangibile quanto appreso ma anche l'apprendimento di Soft Skills che sono sempre più importanti nel mondo del lavoro, ossia interagire tra diverse persone per arrivare allo stesso obiettivo.

Quando chiedo ai ragazzi qual’è stata la cosa più difficile nel lavoro di gruppo, mi rispondono il coordinamento, l’andare d'accordo, trovare un'unica soluzione che metta insieme pareri diversi e punti di vista diversi.

Ciò che noto ogni volta che si mettono insieme persone di cultura diversa, lingua diversa, colore della pelle diversa, background diversi, età diverse, e’ che il risultato ottenuto da risulta vincente. Sono i gruppi più creativi e che affrontano le sfide in modo più completo e approfondito.

I corsi che seguo io sono rivolti a principalmente a ragazzi con un background tendenzialmente omogeneo e di formazione umanistica, ma il fatto che provengano da tutta Italia o anche da diverse parti del mondo aggiunge valore: questa diversità e questa unicità rende il loro lavoro decisamente creativo.

 

Se fossi il Ministro dell’Istruzione che cosa cambieresti in Università?

Incentiverei lo scambio delle diversità a tutti i livelli: faccio un esempio sulle persone con disabilità. Spesso mi accorgo della loro unicità solo quando faccio gli esami, in quanto in genere preferiscono non dichiararsi.

Noto in genere una grande voglia di raggiungere ottime performance senza chiedere particolari agevolazioni rispetto alla loro unicità.

Sarebbe utile, nel programma universitario, e non solo durante l’esame finale, studiare una metodologia ad hoc che integri meglio queste persone per permettere loro di avere le stesse condizioni degli altri e raggiungere i medesimi risultati

Inoltre promuovere il lavoro “insieme”, stimolare il raggiungimento di un risultato comune da condividere e che sia il frutto della collaborazione del gruppo più che della competizione tra individui e’ anche compito del docente, che deve stimolare la creazione di un clima di fiducia tra i membri del team, permettendo loro di fidarsi gli uni degli altri, apprezzare le diversità di pensiero e vincere tutti insieme: un concetto molto importante anche in vista del lavoro futuro in azienda.

A questo proposito aggiungo quasi sempre ai miei corsi delle lezioni “extra” sui concetti basi di come si lavora insieme, magari a distanza, sulle tecniche di comunicazione interpersonale e sull’ascolto attivo, per stimolare l’empatia e aiutarli a comprendersi nelle diversità e nel rispetto delle unicità, e garantire così il massimo successo del loro lavoro.

 

Hai lavorato nella tua precedente vita in aziende molto importanti. Credi che un cambio generazionale possa garantire un cambiamento di cultura a vantaggio dell'unicità all'interno di una azienda nel futuro?

Durante la mia carriera lavorativa ho avuto l'opportunità di lavorare al fianco di alcune persone molto illuminate e sono stata fortunata perché non ho avuto nessun tipo di discriminazione dal punto di vista della diversità.

Da quello che vedo, lavorando adesso con i ragazzi, noto che sono più liberi della nostra generazione e sono sicura che uno scatto di generazione e il cambio e approccio all'unicità si noterà e farà decisamente la differenza.

Voglio mettere anche in evidenza il valore aggiunto che si può creare mettendo a lavorare fianco a fianco persone di esperienza e giovani: questo mix porta un grandissimo valore ad entrambi e al risultato finale, perché amplifica la realizzabilità delle idee più creative.

Quello che chiamiamo “execution”, senza la quale nessuna bella strategia può aver successo.

 

Come vanno stimolati i ragazzi secondo te?

I giovani sono molto attivi soprattutto sui temi della diversità, ma alle volte possono avere paura di essere penalizzati, anche se sono molto interessati, e dovrebbero essere sollecitati nel dare un parere diverso rispetto a quello di un docente.

Questo mi riporta al tema essenziale della fiducia e del clima di fiducia che i professori devono creare nel rapporto con i propri studenti.

In quanto General Manager di IAA Italy Chapter ho anche l'occasione di lavorare e confrontarmi con gli Young professionals e con grande orgoglio mi piace vedere ragazzi che magari già lavorano, che entrano a far parte di progetti dell'associazione gratuitamente ma con grande impegno con passione e con voglia di mettersi in gioco.

 

Che consiglio daresti ai giovani che escono dall'Università?

Consiglierei nella prima fase della loro vita lavorativa di mettersi in modalità esplorativa: non è solo l'azienda che deve decidere se loro sono adeguati, ma sono anche loro e soprattutto loro a decidere dove lavorare cercando di capire se stanno investendo bene il proprio tempo, se si trovano bene, se sono rispettati e se la cultura dell'azienda rispecchia i loro valori, verificando che sia realmente un ambiente aperto alle diversità.

Se si rendono conto che l’ambiente lavorativo è chiuso alle diversità di ogni genere è un pessimo segnale, meglio investire la loro vita altrove.

Ma devo dire che oggi i ragazzi sono molto più pratici, più consapevoli e non sono sicuramente succubi.

 

Come si lavora in IAA Italy Chapter? C’è un clima inclusivo?

Il gruppo di lavoro che ho incontrato in IAA tre anni fa, a partire dal Presidente Alberto Dal Sasso per continuare con i vice President Andrea Cioffi e Marco De Angeli, è un gruppo realmente unico: le persone che siedono intorno al tavolo sono completamente diverse tra di loro come approccio alla vita, approccio al lavoro, punto di vista, e questo è il motivo principale per cui è un orgoglio per me contribuire a questa community che ha la creatività come motore principale dell'associazione.

 

 

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