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COME LA COMUNICAZIONE INTERNA AUMENTA IL COINVOLGIMENTO AZIENDALE?

 

Durante il terzo Phygital Work Talk, la serie di incontri dedicati a scoprire nel dettaglio i singoli principi del Phygital Work Manifesto, abbiamo parlato di comunicazione interna, senso di appartenenza e di coinvolgimento aziendale.

Qual è il ruolo della comunicazione interna? Come può aiutare a diffondere i valori aziendali facendo sentire i dipendenti parte di un unico gruppo, anche in un contesto di prossimità limitata?

La parola “comunicazione” deriva dal latino "communis"  che significa letteralmente "mettere in comune". La comunicazione quindi nella sua essenza implica un atto di condivisione: offrire all’altro informazioni e riceverne a propria volta. 

Non comunicare diventa così una forma di comunicazione negativa che amplia le distanze e innalza i muri tra la collaborazione dei singoli. Ma è possibile non comunicare? Secondo il primo assioma della pragmatica della comunicazione umana, no. Anche quando non si comunica volontariamente si trasmette un messaggio. 

Se questo presupposto è vero, è altrettanto vero che non sempre la comunicazione è un atto che stimola la condivisione interna. La predisposizione a condividere va oltre alle mere informazioni di servizio: è un tema culturale che si fonda sul purpose aziendale e sui valori guida di un gruppo. 

In questo senso la comunicazione è una scelta di condivisione e la comunicazione fluida tra i membri diventa un modo per diffondere il senso di appartenenza e la fiducia tra i colleghi.

L’evento condotto da Andrea Cioffi e Monica Bormetti, si è arricchito con la presenza di:

All’evento hanno anche partecipato dei giovani della Generazione Z: Irene La Porta e Noemi Martino, socie Young di IAA Italy Chapter.

 

 

UN AMBIENTE DI LAVORO PHYGITAL È UN AMBIENTE DI CONDIVISIONE CHE PROMUOVE IL SENSO DI APPARTENENZA

Così recita il terzo principio del Phygital Work Manifesto.

Un ambiente di lavoro Phygital è un ambiente caratterizzato da una comunicazione trasparente che si fonda sulla fiducia reciproca riconoscendo il valore del singolo.  

È un ambiente che si distingue per un’identità di impresa aperta agli stimoli evolutivi, tra cui quelli imposti dalla digital transformation, in un contesto in continua evoluzione a livello economico, sociale e competitivo su scala globale. È così in grado di adattarsi al cambiamento velocemente perché la presenza di valori condivisi aggrega i dipendenti e ricorda loro la direzione comune. 

Inoltre è un ambiente che infonde una percezione individuale e collettiva di attenzione verso le persone promuovendo i processi decisionali interfunzionali attraverso la metodologia agile, stimolando la compenetrazione e il coinvolgimento di pensiero.

Infine, facilita l’accesso a informazioni, persone e risorse tra l’interno e l’esterno.

 

 

COME COINVOLGERE LA GENERAZIONE Z

I principi del Phygital Work Manifesto sono una guida pratica per la trasformazione dei contesti lavorativi e, se concretizzati, aiutano ad attrarre e mantenere i nativi digitali.

Ma che ambiente di lavoro cerca la Generazione Z? Per capirlo abbiamo realizzato una ricerca all’interno dell’Osservatorio dei nativi digitali al fine di comprendere meglio la generazione che diventerà tra pochi anni una parte importante della nuova forza lavoro.

Durante i Phygital Work Talk due giovani della Generazione Z esprimono il proprio punto di vista sui temi analizzati, creando un dialogo costruttivo con gli ospiti.

Irene La Porta, nata e residente in Sicilia, dopo essersi laureata in Scienze e lingue della Comunicazione all’università di Catania, si è iscritta alla magistrale in Comunicazione Digitale all’Università degli studi di Pavia. Con l’avvento della crisi pandemica però non ha mai avuto modo di andare in ateneo, ma nonostante ciò si sente comunque parte della realtà accademica. Racconta che:

All’inizio pensavo che sarebbe stato difficile, ma l’Università è riuscita a diffondere il senso di appartenenza facendoci sentire parte di un ente che molti non hanno mai visto.
Per farlo hanno realizzato diverse iniziative: webinar, email e messaggi da parte del rettore stesso. Grazie all’attenzione che hanno dimostrato verso noi giovani è stato come vivere a pieno l’ateneo.

Noemi Martino invece da due anni lavora in Mondelez, una multinazionale attiva nel settore food. Parlando della sua esperienza afferma che:

Vivere e lavorare in una multinazionale può far paura, ma in Mondelez siamo abituati a non avere limiti di seniority o job title. È come vivere in una grande famiglia: Mondelez coinvolge i dipendenti in moltissime iniziative cross function che non dipendono dai ruoli. Anche noi giovani siamo invitati in riunioni dove possiamo parlare e confrontarci con la nostra AD, con customer manager o i direttori commerciali.

 

 

DALLA GUERRA DEI TALENTI ALLA GUERRA DELLE CULTURE ORGANIZZATIVE

Il tema della cultura è fondamentale, ancora più del tema della “battaglia dei talenti”. Oggi più che mai parlare di talento è rischioso e fuorviante perché tale concetto si basa spesso su bias cognitivi. A chi ci si riferisce quando si parla di talento? Il più delle volte si pensa ai giovani agli inizi della propria carriera, ma di fatto anche i professionisti affermati lo sono. 

La pandemia è stata un momento di rottura per la gestione delle risorse umane ma, una volta superata, la vera sfida sarà puntare sulla cultura aziendale e quindi sull’identificazione di contesti organizzativi in modo tale che siano unici, caratterizzanti e che si sappiano distinguere da altre culture. 

In questo modo le aziende diventeranno attrattive per tutti i talenti con valori affini: la cultura dipende dal tipo di leadership diffusa agito, ed è questo a determinare il senso di ingaggio e appartenenza.

 

 

LE PERSONE, ASSET INTANGIBILE DI INESTIMABILE VALORE

“Il lavoro cammina sulle gambe delle persone, perché al centro di ogni attività ci sono i professionisti: occorre partire e ripartire tutti i giorni da loro, mettendo al centro dell'attenzione i valori umani e lavorativi. Quando nel gruppo si condividono obiettivi e sfide, tutti diventano protagonisti e tutti vincono. Più Intranet of People, dunque. Più connessi, più tutti noi.”

Queste sono le parole che usa Filippo Poletti nel suo nuovo libro Intranet of People.

L’unica cosa che non esiste nelle aziende è la perfezione, l’unica cosa che esiste è il miglioramento. I principi del Phygital Work Manifesto aiutano a migliorare degli ambienti lavorativi e si connettono a quattro fasi della gestione della comunicazione:

  1. plan: il pianificare, scegliere gli obiettivi e gli strumenti;
  2. do: la comunicazione interna è un flusso continuo che inizia la mattina e finisce la sera;
  3. check: i KPI, in quanto ciò che non si misura non si può migliorare; 
  4. act: il miglioramento di quanto pianificato.

In questo contesto la creatività che si lega al talento non è una dota innata ma è un processo che nasce dalla cultura aziendale e sempre di più si sviluppa in un modo ibrido, dove la dimensione del lavoro è sia offline che online.

 

 

L’AZIENDA COME PALESTRA PER IL CAPITALE UMANO

Lara Carrese, raccontando di Fondazione Milano Cortina afferma:

“L’azienda è una palestra, non solo di apprendimento continuo ma anche di vita.
In un’azienda ci sono tante individualità che condividono valori, esperienze, competenze interagendo nel quotidiano e imparando ogni giorno.

La sfida ora è restare una palestra anche in forma digitale, in ottica Phygital, concretizzando il “walk the talk”: non solo teorizzare i valori ma incarnarli nel quotidiano.

La condivisione è l’elemento fondante di molte aziende e organizzazioni. Un esempio è Confartigianato Bergamo: il 23 marzo 2020, il Direttore invia una mail dove riferisce la necessità di creare un ospedale da campo e trovare la forza lavoro che lo realizzasse. Alla mail risposero in 20, divennero poi centinaia. Il 2 aprile l’ospedale da campo divenne realtà. Tutto è partito dalla comunicazione interna di un’Associazione di aziende. 

Se l’azienda è una palestra allora l’obiettivo è evitare che le persone lavorino solo per guadagnare lo stipendio. Ciò che fa la differenza è legarsi emotivamente e trovare una giusta combinazione di competenze in modo veloce e saldo, rispettando sempre le opinioni altrui senza la ricerca continua dell’errore, ma fidandosi reciprocamente.

Inoltre bisogna sviluppare la cultura dell’errore, che è fondamentale. In Italia si ha una visione negativa dell’errore: si ricerca il “colpevole” e si è lontani da concepire gli sbagli come esperienze che consentono di crescere sia nella vita professionale che personale.

 

Vai sull'area Download del sito del Phygital Work Manifesto per riguardare il Phygital Work Talk.

Il prossimo Phygital Work Talk è previsto il 26 maggio. Dedicato al quarto principio del Phygital Work ManifestoUn ambiente di lavoro Phygital promuove il valore dell’unicità della persona”  vedrà la presenza di Sonia Malaspina, HR Director Danone e Cristina Borsetti, Group HR Director at Icap-Sira SpA, insieme ai due Young Member di IAA Italy Chapter Aurora Di Campli e Francesca d'Anna.

 

Registrati all’evento per accedere alla room su ZOOM e dialogare con gli ospiti.

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