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Digital Twin: la prossima evoluzione del “media”

L’evoluzione dei media ci porterà verso il nostro gemello digitale, grazie al quale potremo vivere due vite in contemporanea. Questa evoluzione è sempre stata alla ricerca di un coinvolgimento sempre superiore da parte dell’utente. Gli stimoli visivi e l’attenzione, in questo senso, hanno giocato un ruolo fondamentale.

 

Il nostro “Gemello Digitale”: chi è

Il Digital Twin non è altro che la rappresentazione virtuale di un oggetto fisico. Nel caso degli esseri umani, questo prende forma di un avatar. Questo termine fu coniato all’inizio degli anni Duemila da Michael Grieves per descrivere un ambiente virtuale in cui venivano contenute le informazioni riguardanti un oggetto fisico. 

Il gemello digitale permette dunque di passare dagli atomi ai bit: smaterializzare un corpo per “copiarlo” in un ambiente digitale. Una delle implicazioni più comuni riguarda le stampanti 3D, grazie alle quali è possibile stampare un oggetto che prima era visualizzato solo all’interno di un software. 

Il gemello digitale è però già stato sfruttato anche per iniziative di marketing: è il caso del concerto di Travis Scott su Fortnite (famoso videogioco). L’avatar del famoso cantante ha presentato un nuovo brano attirando più di 12 milioni di utenti in una sola serata (e l’evento è durato più giorni). 

Per comprendere come questo modello sia correlato all’evoluzione dei media, è necessario fare un passo indietro. Bisogna infatti comprendere come l’attenzione giochi un ruolo fondamentale nell’evoluzione dei media, e come questa passi attraverso lo “stimolo visivo”.

 

Gli stimoli visivi nell’evoluzione dei Media

Cogliere l’attenzione dell’utente è sempre più difficile. In un mondo iperconnesso in cui chi naviga riceve una infiniti stimoli, attivare la vista su un singolo contenuto può essere complesso. La vista è un senso dominante ed è strettamente connessa all’attenzione. Infatti, esistono quattro diversi stimoli visivi correlati direttamente all’attenzione:

  1. Immagine 2D statica: si tratta di un testo o di una foto. In questo caso, il livello di attenzione è difficile da mantenere. Infatti, spesso si usano le infografiche (immagini composte da foto e testo) al fine di massimizzare l’attenzione dell’utente;
  2. Immagine 2D in movimento: è il video. In questo caso il livello di attenzione si alza, anche grazie al dinamismo dei movimenti.
  3. Oggetto 3D statico: un mobile, una bottiglia, un laptop. Qualsiasi cosa che rimanga ferma ma che sia tangibile.
  4. Oggetto 3D in movimento: si tratta delle persone. Uno speaker dal vivo riesce a cogliere il più alto livello di attenzione nell’utente. 

Osservando l’evoluzione dei media, si possono notare degli elementi coerenti con gli stimoli visivi appena presentati. Le prime piattaforme media digitali sono infatti stati i forum e i blog, che contenevano perlopiù contenuti testuali. La prima e primitiva forma di forum risale agli anni Settanta e si presentava sotto forma di sistema telematico. 

Siamo passati successivamente ai Social Media, con i quali era possibile condividere foto ed elementi testuali agli amici. L’innovazione è stata quella di valorizzare la condivisione di foto e, successivamente, di video. In particolare, questi ultimi hanno fatto il loro ingresso prevalentemente con YouTube e hanno dettato un vero paradigma per diversi anni. 

I video sono ancora oggi fulcro vitale di diverse applicazioni, prima tra tutte TikTok. La brevità sta diventando una modalità premiante dato che gli utenti hanno poca attenzione da mettere a disposizione, e questa deve essere sfruttata nel minor tempo possibile. 

 

La prossima frontiera dei media è il metaverso

Rimane aperta la questione su come raggiungere, nel mondo digitale, l’ultimo stimolo visivo (il più potente, tra l’altro). I video non soddisfano la qualità degli oggetti 3D, poiché non si muovono nello spazio: c’è bisogno di una controparte digitale che ci parli. 

Il mondo in cui vive il gemello digitale è definito metaverso. Questo luogo virtuale contiene tutte le informazioni della nostra controparte reale. Potrebbe immagazzinare con facilità i dati rimanendo attento e vigile, dato che è programmato per farlo. 

In questo modo, si sfrutterebbe il movimento dell’oggetto 3D in contesti in cui normalmente questo sarebbe impossibile: immaginate di ascoltare “dal vivo” una lezione di un professore che vive dall’altra parte del mondo. I digital twin possono stare tutti all’interno di una stessa stanza e ascoltare attentamente per noi ogni singola parola. 

Il problema più grande rimane come trasferire le informazioni dal gemello virtuale a quello vero, quindi come passare dai bit agli atomi, connettendo computer e cervello. Una volta che questo sarà possibile, tuttavia, potremo vivere due vite in contemporanea e acquisire più conoscenza, o essere bersagli di pubblicità innovative.

Articolo di Andrea Sciacchitano, socio Young IAA

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