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IL RUOLO DELL’ADVERTISING A SUPPORTO DELLE PRESIDENZIALI USA 2020

 

Tra le presidenziali del 2016 e quelle appena concluse, che hanno visto come vincitore il democratico Joe Biden, la percentuale di affluenza ai seggi è passata da un preoccupante 55.7% al 67%, la più alta dell’ultimo secolo.

Oltre alla cruciale importanza di queste elezioni, dovuta a problematiche dirompenti come la pandemia e la conseguente emergenza sanitaria, le ingiustizie razziali e la recessione economica, un altro fattore ha contribuito a convincere il popolo americano a far sentire la propria voce.

Mai come quest’anno brand, associazioni, imprese e celebrità, hanno esortato le persone a votare per il futuro del loro paese, tramite campagne magari differenti per forma, focus e target, ma tutte finalizzate al medesimo grande obiettivo.

La Nike, principale sponsor tecnico della National Basketball Association, e tutto il mondo della pallacanestro americana sono stati uno degli ambienti più attivi nella chiamata alle urne del popolo americano. E se si tratta di mettere la faccia su questioni extra-sportive, il primo nome che emerge è quello di LeBron James.

“King James” si è presentato nella bolla di Orlando, dove si sono svolte le fasi finali del torneo dell’NBA, con addosso del merchandising che diceva “More than a vote”, concetto ribadito in buona parte delle sue conferenze stampa e sui suoi profili social, lui che per i giovani americani è una fonte di ispirazione e un vero e proprio leader d’opinione.

"You can’t stop our voice”, questo lo slogan del gigante dell’Oregon, leader nelle calzature sportive e non solo, che ci tiene a ricordare che non serve essere una star per avere una voce. Questo concetto è ben veicolato da uno spot che vede una giovane ragazza afroamericana palleggiare in un’arena vuota, dove al posto degli spettatori gli spalti sono gremiti di vecchi televisori che si accendono a intermittenza e che trasmettono immagini della crisi seguite da discorsi e manifestazioni delle stelle dello sport che si sono battute per la causa. Alla fine il messaggio: “We can do it right now with a choice. Because you don’t need to be a star to have a voice”.

Nike ha anche fatto squadra con Lyft, impresa privata di trasporti statunitense con base in California, stato in cui è molto popolare e utilizzata: tramite un codice promozionale Nike, le persone avevano uno sconto sulla tariffa per andare da casa ai seggi elettorali più vicini, senza dover prendere i mezzi pubblici diventati ormai “pericolosi” causa pandemia.

Parlando di trasporti privati, come non citare anche il colosso Uber che oltre a sottolineare il proprio sforzo per incrementare le vetture e assicurare a tutti un traghettamento sicuro al voto, ha collaborato con il fast food americano “Pizza” per mettere dei food truck davanti ai seggi il giorno delle votazioni, in previsione di lunghe attese e file, per assicurare qualcosa da mangiare e bere per chi avesse deciso di esercitare il proprio diritto al voto.

Questi sono solo alcuni esempi del mare magnum di campagne e azioni volte a scuotere gli elettori americani. Patagonia si è focalizzata sul problema ambientale, passato in secondo piano per la novità e l’impatto di altri problemi, ma mai secondario: “Vote the assholes out” o “Vote the climate deniers out of office” è l’invito, tutt’altro che pacato, a votare per un cambiamento affiancato da “Make a plan to vote” in linea con la principale tendenza. Insomma un voto anche per preservare l’ambiente e la natura, dove le persone amano andare per gite e scampagnate, magari muniti di vestiti e attrezzature Patagonia.

Nel mondo dei brand di moda, una moltitudine di marche hanno avviato la produzione di capi con su scritto “Vote” e simili: da Levi’s che, in collaborazione con Hiley Bieber, invita a non sognare solamente il cambiamento ma a votare per ottenerlo, fino a Michael Kors che ricorda a tutti che la loro voce è importante e va fatta sentire.

Importante è stata anche l’azione di associazioni e movimenti no profit come “When we all vote” e “Rock the vote”.

Questi ultimi, attivi nel sociale dagli albori degli anni ’90, hanno anche collaborato con Footlocker a ridosso dell’election day: il distributore mondiale di scarpe e abbigliamento sportivo oltre a dare ulteriore cassa di risonanza al movimento, ha anche trasformato temporaneamente 2’000 dei sui punti vendita negli States in punti di registrazione per il voto. In più hanno concesso tre ore pagate di tempo libero ai loro impiegati per permettere loro di andare a votare, iniziativa propria di moltissime altre aziende, tra cui Amazon.

Il mondo della musica si è diviso fra i due candidati: divertente la gag tra Trump e un giovane “trapper” di nome Lil Pump, di cui il presidente uscente ha sbagliato il nome (chiamandolo lil Pimp) invitandolo a salire sul palco a dare il suo appoggio, a dimostrazione che non avevano di certo discusso insieme del programma politico nei giorni precedenti.

Molti altri artisti si sono schierati invece dalla parte di Biden, come per esempio il rapper Eminem, che ha autorizzato l’utilizzo della sua celebre canzone “Lose Yourself” per la campagna “Get out the vote” dell’ex vicepresidente, e Lady Gaga raffigurata in diverse fotografie al fianco del candidato.

Spotify è il vero leader dello streaming musicale con centinaia di milioni di utenti, per restare bassi, in tutto il pianeta, ma soprattutto in America. Con un così ampio uditorio non poteva che esortare le persone a fare la loro parte con il gioco di parole “Play your part”, invitando tutti a contribuire al processo e andare a votare, aumentando questa volta il volume dei voti, e non della musica.

Negli Stati Uniti, culla della pubblicità per come la conosciamo oggi, e spesso ritenuti come la patria del consumismo e del materialismo più sfrenato che caratterizza buona parte del globo, i grandi brand hanno unito le loro forze per una causa più grande.

Svolgendo un ruolo strettamente politico e cavalcando l’onda di sentimenti propri della tradizione americana ma da risvegliare, come l’unità nei momenti difficili e la libertà di esercitare propri diritti, hanno svelato le loro potenzialità al di fuori di un’ottica prettamente commerciale.

 

Filippo Carratelli, studente.

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