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“Insieme per colmare il gender gap!
L'INTERVISTA A MARIANNA GHIRLANDA

 

Marianna Ghirlanda e’ CEO DLV BBDO e Presidente Centro Studi UNA: le abbiamo chiesto di condividere la sua esperienza come donna e come professionista nel settore della comunicazione italiana.
Marianna, da tempo, è attenta a promuovere programmi di diversity e inclusion per colmare un gender gap ancora molto presente nel panorama lavorativo italiano.

Dall’indagine "Il mercato del lavoro nel settore della comunicazione italiana" condotta da UNA - Aziende della Comunicazione Unite e ALMED - Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, è emerso come il comparto della comunicazione abbia risentito probabilmente del difficile equilibrio fra lavoro e vita personale, ma ci sono anche segnali di progressione delle carriere femminili. Quali sono i segnali più forti dal tuo punto di vista?

I segnali più forti non vengono dai numeri che continuano a restituirci una situazione in cui il gender gap è molto evidente, i segnali di ottimismo ci vengono dagli esempi di donne leader che stanno emergendo nella nostra industry e che sono fonte di orgoglio e ispirazione.

Osservando i diversi livelli di inquadramento del personale emerge un forte squilibrio di genere negli inquadramenti estremi, dirigenti da un lato, con circa il 64% di presenza maschile contro un 36% femminile. Quali possono essere le leve per favorire una migliore bilanciamento di genere in prospettiva, soprattutto rispetto alla componente dirigenziale?

C’è sicuramente tanto lavoro da fare, per aumentare la rappresentanza femminile nella componente dirigenziale è necessario intervenire a ogni livello e in diverse aree. La prima area di intervento che è quella più concreta è l’area della conciliazione: servono programmi di sostegno alla genitorialità, benefit alla famiglia, servizi e agevolazioni per le incombenze personali.

Allo stesso tempo è importante agire nell’area della cultura con eventi formativi, campagne di sensibilizzazione, corsi di formazione per la leadership e progetti sui bias. Alcuni possono sembrare temi scontati, ma in moltissime realtà ancora non lo sono.

Un’altra area fondamentale nella quale è necessario agire è l’organizzazione: KPI di rappresentanza, figure di garanzia e comitati di governance sono necessari, insieme alle revisione dei processi interni in ottica di geneder equality.

Infine l’empowerment rappresenta un tema decisamente rilevante che necessita di programmi di coaching e mentorship, network di supporto e percorsi di sviluppo per talenti al femminile.

Il board delle società rispondenti della survey è costituito nel complesso dal 64,2% uomini e 35,8% donne: è evidente che c’è ancora molto da lavorare per colmare questo gender gap. Tu hai incontrato difficolta per raggiungere il ruolo che ricopri oggi?

Ho incontrato le stesse difficoltà che incontrano tutte le donne ogni giorno. Quelle più difficili sono nell’area della conciliazione perchè il lavoro di cura nel nostro paese è ancora molto femminile e la difficoltà di conciliare i due fronti influenza la nostra qualità di vita ogni giorno.

Nel mio percorso ho investito molto nelle mie competenze e nella mia professionalità e queste sono state riconosciute. Non so se avrei dovuto investire di meno se fossi stata un uomo, questo sarebbe particolarmente grave per i miei colleghi maschi.

Nel 2019, prima della pandemia di Covid-19, un quarto circa delle società intervistate (24,1%) dichiarava di avere attivato programmi di Diversity & Inclusion.
Questa percentuale è scesa nel 2020 al 17,9% quando, lo smart working e la necessità di implementare altri tipi di strumenti volti a supportare il benessere e l’integrazione hanno probabilmente rallentato la diffusione di programmi rispetto a cui l’Italia è ancora molto meno attiva di altri paesi europei.
Secondo il tuo punto di vista, cosa rende un’azienda inclusiva?

Un’azienda è inclusiva quando offre a tutti le stesse opportunità e questo non è solo legato al tema del genere, ma anche dell’età, dell’orientamento politico o sessuale.
Offrire a tutti le stesse opportunità non significa dare a tutti lo stesso trattamento, ma riconoscere le differenze alla linea di partenza per tarare il supporto di conseguenza, così da valorizzare tutti e ciascuno.

Sono temi molto complessi che necessitano un percorso di ascolto, scoperta, formazione e interiorizzazione.

Un elemento impattante è la diversificazione delle sedi, soprattutto fuori dai confini italiani. La survey ha evidenziato come avere una sede all’estero costituisca un fattore di incremento dell’implementazione di questi programmi (il 57,14% delle società con sedi all’estero hanno programmi di Diversity&Inclusion contro l’11% di quelle che non hanno sedi all’estero).
Secondo te, per quali ragioni? 

La società italiana è molto meno diversificata che in altri paesi, specie quelli di matrice anglosassone ma anche di Spagna e Francia per esempio. Inoltre in Italia scontiamo il divario maggiore tra donne e uomini in termini di ore dedicate al lavoro di cura - il maggiore tra tutti paesi industrializzati: il gap domestico delle italiane è quasi 4 volte quello delle danesi. In un contesto del genere le sedi all’estero rappresentano un’occasione unica di scambio culturale, confronto e contaminazione delle pratiche più virtuose.

Essere CEO di una grande agenzia di comunicazione ti permette di avere uno sguardo privilegiato sul settore: quali scenari prevedi per il futuro? Quali strategie dobbiamo mettere in atto per favorire la uniqueness and inclusion?

Siamo indietro e questo significa che i margini di miglioramento sono davvero ampi. Serve innanzitutto una maggiore presa di coscienza che implica azioni di cultura rivolte al management cui si devono affiancare soluzioni pratiche di supporto alle persone.

Oltre a continuare a monitorare le dinamiche del mercato dei talenti della comunicazione, credo occorra quantificare il danno in termini di costo opportunità per le aziende del settore se non si interviene, e fare squadra per fornire strumenti di conciliazione, cultura e empowerment a tutti i player, un universo numeroso quanto variegato per dimensioni, organico e possibilità.

 

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