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 PERCHÈ SEGUIRE LE PROPRIE PASSIONI?

L'INTERVISTA A GIACOMO ROSSETTO

 

Dopo aver fatto esperienze in diverse multinazionali, Giacomo Rossetto decide di tornare nell’azienda di famiglia e di mettere tutto il suo know how al servizio di quell’azienda che è cresciuta insieme a lui.

La serie di interviste condotte dai soci Young prosegue. Giacomo Rossetto, Chief Operating Officer Acquapro srl, azienda di professionisti specializzata nell’outdoor, ci racconta di come nasce la sua carriera lavorativa, l’importanza dell’associazionismo per accrescere il proprio network e di come, i giovani, non debbano mai smettere di chiedersi “cosa desidero davvero per la mia vita?”.

 

 

Perchè dopo anni di esperienza in diverse multinazionali, ha deciso di tornare nell’azienda di famiglia?


Fin da quando ho iniziato a pensare al mio percorso lavorativo, mi sono reso conto che la mia vocazione sarebbe stata quella di “costruire” qualcosa, non solo per me stesso, ma soprattutto per le persone che avevo intorno.

Il mio percorso universitario è stato sempre caratterizzato dalle domande più varie ed in particolare la cosa che mi premeva di più era riuscire a trovare non solo quello che mi piaceva fare, ma quello a cui ero più portato, dove realmente avrei potuto fare la differenza.

Giunto poi nel mondo del lavoro ho avuto l’opportunità di entrare in un’azienda multinazionale che ha sempre stimolato le mie curiosità e la mia voglia di imparare e, in brevissimo tempo, mi sono ritrovato a svolgere le mansioni più varie, dal marketing alle vendite, passando per l’export e la specializzazione di prodotto.

Oltre ad un appassionante percorso lavorativo è stata una crescita personale che mi ha permesso di mettere a nudo le mie debolezze e lavorarci, mentre potevo mettere in risalto le mie qualità e attitudini.

Spesso, quando dalla formazione si passa al lavoro, ci si rende conto che la realtà ci pone delle sfide che non si erano immaginate prima, per me è stato così, ma ho avuto la fortuna di essere accompagnato da persone che mi hanno sempre aiutato ad identificare la “rotta” giusta.

Ad un certo punto, tuttavia, ho capito che il mio desiderio era più grande ancora e, se da un lato mi venivano offerte delle ottime opportunità di carriera, dall’altro, dentro di me, si delineava ancora più nitida quella vocazione del “costruire”.

Ho avuto la fortuna di crescere in un ambiente familiare che ha sempre messo al centro la realizzazione personale e, dopo lunghe riflessioni, ho capito che la scelta giusta sarebbe stata quella di tornare a casa, nell’azienda che ho visto crescere con me, provando, non solo a sviluppare il mio potenziale, ma a darle un’impronta nuova in proiezione delle sfide commerciali e umane future.

Il presupposto che mi ha dato la forza di decidere è stata l'intuizione di poter essere una possibilità per gli altri: solo mettendo al centro le persone, facendole appassionare al loro lavoro, possiamo pensare di costruire le aziende del futuro.

 

 

Che cosa significa, per lei, far parte di IAA senior?


Ho scoperto IAA grazie al suo vicepresidente Andrea Cioffi che, dopo essere stato mio professore durante gli anni della formazione all'Università Cattolica, mi ha “sfidato” sulla possibilità di trovare persone che condividessero la mia visione sulle opportunità che offre oggi un contesto associazionistico, in particolare nel settore del marketing e della comunicazione.

Per me far parte di IAA Italy significa avere un luogo dove poter trovare persone con cui confrontarmi, che possono accompagnarmi nelle sfide che il mondo di oggi pone a chi vuole fare impresa.

In particolare penso al Phygital Work Manifesto dove, partendo da ciò che ci muove, il perché facciamo le cose e mettendo al centro la persona ed il senso di appartenenza ad un’opera, cerchiamo di promuovere una nuova visione del mondo del lavoro più umana ed appassionante.

Credo che IAA possa essere non solo un network, ma un catalizzatore di innovazioni nel suo ambito.

 

 

Che ruolo hanno le associazioni, proprio come IAA, nella carriera lavorativa e nell’esperienza personale dei ragazzi?


Le associazioni sono fondamentali nell’esperienza personale.
Mi hanno insegnato che quando si parla di persone 1+1 produce sempre un risultato maggiore di 2. Questa è la sfida che si prefigge l’associazionismo.

Sentirsi parte di un gruppo di persone che perseguono uno scopo univoco è il punto di partenza per le esperienze più appassionanti che ricordo. Molte volte, le associazioni di cui decidiamo di far parte, sono l’opportunità di conoscere persone che non avremmo incontrato in altre situazioni, ma soprattutto diventa un luogo dove poter verificare se quello su cui stiamo lavorando o quello che stiamo vivendo è autentico o solo un artefatto della nostra esperienza.

Questo è vero in ogni campo, sia se parliamo di comunicazione e marketing come in IAA, sia se pensiamo alla politica o alla beneficenza, in Italia siamo molto bravi nell’associazionismo e penso che ognuno dovrebbe viverlo come un arricchimento personale e metterlo nel proprio bagaglio.

 

 

Abbiamo poi approfondito il ruolo della formazione, quella extra universitaria, per capire le opportunità che può offrire a tutti gli studenti che decidono di intraprenderla

 
Senza la formazione extra universitaria non sarei la persona che sono oggi e dubito fortemente che avrei avuto le stesse opportunità lavorative. Si sente spesso parlare di soft skills, quell’insieme di capacità che non vengono insegnate durante i classici percorsi scolastici e universitari, ma che sempre di più vengono richieste dalle aziende e che il più delle volte sono difficili da reperire.

Ci sono persone naturalmente più portate ed altre che invece le costruiscono un passo alla volta. Durante il mio percorso universitario sono stato eletto vicepresidente di un’associazione studentesca europea che si occupa di fare lobbying al Parlamento Europeo.

Il percorso che mi ha portato a raggiungere questo risultato non è stato semplice ed è partito anche un po’ incoscientemente, ma negli anni, mi ha portato a viaggiare per tutta l’Europa, a scoprire realtà nazionali molto diverse che non immaginavo e soprattutto a conoscere molte persone diverse e ad imparare come comunicare con loro a seconda delle sensibilità di ognuno.

È stata indubbiamente una delle esperienze più formative della mia vita, che ha richiesto tanto lavoro e studio, ma che ringrazio ogni giorno di aver colto al volo come opportunità. Ci sono molte altre attività che ho avuto la fortuna di svolgere durante il mio percorso formativo, ma il fulcro è che solo mettendo in gioco noi stessi possiamo trovarci a fare esperienze che non avremmo mai pensato possibili prima.

Questo bagaglio, che può essere diverso per ognuno, diventa un valore inestimabile nell’affrontare il percorso lavorativo, perché rende unici e desiderabili, ma soprattutto ci permette di far brillare i nostri interessi e le nostre passioni.

 

 

Parliamo di sensazioni e di emozioni. Nel suo percorso lavorativo si è mai sentito ‘fuori luogo’ come se quello non era il posto giusto in cui stare?

 

Si, è capitato e non solo una volta. Quella sensazione è quella che ci permette di non smettere mai di porci la domanda: cosa desidero davvero per la mia vita? Sono fermamente convinto che nessuno possa rispondere con certezza o comunque che sia una risposta dinamica nel tempo, ma ci sono dei segnali che ci permettono di capire se stiamo percorrendo la strada giusta o se ci troviamo ad un bivio.

Per quanto mi riguarda ho sempre vissuto la situazione attraverso il confronto, chiaramente ogni decisione è personale, ma a volte è necessario un punto di vista diverso dal nostro, che siano colleghi, amici o familiari.

Penso che uscire dalla propria zona di comfort permetta di mettere più a fuoco le situazioni e quindi valutare le opzioni che si hanno per prendere una scelta. La scelta in questi casi è fondamentale, perché diventa l’assunzione di responsabilità verso noi stessi, arrivando anche a decidere di cambiare strada.

L’errore più grande che si può fare è quello di reprimere la domanda o rispondersi che non è importante. Ognuno di noi è chiamato a realizzare la propria vocazione ed è solo prendendo seriamente la propria vita che possiamo pensare di rispondere.

 


Le nuove generazioni saranno i leader del futuro. Qual è il suo augurio e la sua speranza per questi giovani?

 

Sono ancora troppo giovane ed inesperto per dispensare consigli, però vorrei augurare di non lasciare che le cose accadano ma di farle accadere, di assumersi la responsabilità del proprio futuro.

Sono convinto che insieme possiamo costruire un mondo dove le persone siano al centro, dove i sogni e il talento vengano valorizzati, dove ci si può assumere il rischio di innovare e dove ognuno può diventare opportunità di crescita per l’altro.

 

Aurora Caporossi, socio Young IAA Italy Chapter

 

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