JOIN IAA!

“Qualsiasi cosa fai o farai,

falla per te stesso!”
L'INTERVISTA A DAVIDE BALDI

 

Davide Baldi è CEO & Founder in DUDE.

Davide è a capo di un’agenzia di successo creata da lui e il suo socio, amici da molto tempo.
In qualità di imprenditore ha impostato la gestione del suo business puntando sulle persone che lavorano con lui e creando un clima inclusivo e creativo che e’ il segreto del loro successo. 

Parlando con Davide, pensavo a quanto aperto e inclusivo potrà essere il lavoro grazie all’imprenditoria giovanile e mi ha dato speranza e fiducia in un futuro in cui il rispetto per le persone e la cura degli altri sia anche un modo per motivarle a lavorare meglio, esplodendo il loro potenziale creativo in un clima di unicità.

Davide, come e’ composto il personale della tua impresa? E qual e’ il segreto del vostro successo?

Nessun segreto, credo che l’ingrediente principale che tiene unito il gruppo in DUDE sia il fatto che siamo una comunità di amici.
Nella nostra azienda la diversità di genere è un valore e siamo molto attenti al tema della mental health soprattutto in seguito alla pandemia. Siamo molto attenti alle fragilità: parliamo molto con le persone e ascoltiamo i loro problemi per venire loro incontro. 

Ogni volta che un nostro dipendente incontra dei problemi personali impattanti cerchiamo di intervenire subito, di essere vicini, di aiutare come possiamo. Come farebbe un amico.
Purtroppo la vita è piena di problemi, non possiamo eliminarli, ma quello che possiamo fare è cercare di alleviarli. 

Credi che l’inclusione sia un valore molto diffuso oggi nelle aziende e nelle agenzie? O c'è ancora molto lavoro da fare?

Credo che nelle agenzie creative la diversity sia un valore aggiunto: ti dà qualcosa in più, non ci sono politiche di differenziazione. Ma è anche vero che la diversità e’ parte del DNA stesso delle Agenzie.

Non al nostro interno ma all’esterno mi e’ capitato di assistere a delle scene in cui un cliente in riunione ha messo in difficoltà una mia collaboratrice perche’, in quanto donna, non voleva parlare e interfacciarsi con lei ma preferiva un uomo. Il capo della mia dipendente ha dovuto fare molta fatica per accreditare la donna agli occhi del cliente raggiungendo buoni risultati. E’ comunque indubbio che queste barriere ancora esistano e dobbiamo contribuire tutti ad abbatterle alleandoci con le donne. 

Inoltre e’ fondamentale saper motivare ed entusiasmare le persone, il che non può prescindere da una solida visione accompagnata da una efficace capacità di comunicazione. Last but not least il vero Leader sa, infine, decidere e prendersi le conseguenti responsabilità.

Nella comunicazione pensi che le aziende siano diventate coraggiose e si schierino facilmente a favore dell’inclusione?

Sono pochi Brand che riescono a creare “polemica” e ad essere disruptive. Fortunatamente abbiamo dei clienti come Saila, che con Dietorelle siamo usciti con uno spot con due ragazze che si baciano o Netflix con una campagna LGBTQI+ di una serie che racconta una coppia gay. Insieme a Netflix abbiamo creato uno Store con prodotti solo per famiglie omoparentali, che poi riusultano prodotti uguale a tutti gli altri, per evidenziare come le differenze tra persone gay ed etero siano uno stigma, ma nella sostanza non cambia nulla, siamo tutti uguali. E potrei citare molti altri brand per cui lavoriamo o abbiamo lavorato.

Molti brand si stanno posizionando con campagne forti a favore dell’unicità suscitando non poche polemiche o dubbi. Cosa ne pensi?

Penso che come la fai la sbagli: o risulti opportunista oppure non prendi una posizione.
Pensiamo alla pubblicità di Gucci che ha come testimone una persona con la sindrome di Down.

Ci vuole coraggio da parte dell’azienda e soprattutto da parte del direttore marketing che può veramente cambiare il mondo. Certo è difficile cambiare la cultura tradizionale stravolgendo l'equity del Brand: non credo sia semplice per marchi storici radicati nella cultura tradizionale raccontare per esempio di una famiglia omogenitoriale.

E soprattutto se si tratta di una azienda padronale tradizionalista aumentano le complicazioni. Ma mi piace raccontare che ho conosciuto anche persone illuminate in aziende padronali. Con un brand come Control certo risulta più semplice, ma la campagna in cui hanno messo in evidenza tutti i tipi di coppia raccontando l'amore imperfetto e’ stata molto impattante e…diversa dal coro. 

L'attivismo, pero’, non deve essere un singolo episodio o una singola campagna, deve essere qualcosa di quotidiano.

Secondo te cambierà veramente qualcosa solo dopo un cambio generazionale?

Oltre il 50% delle Agenzie Creative hanno persone sotto i 34 anni. Non siamo più negli anni 80 con le letterine ovunque, molto machismo e in cui si parlava una lingua che rispecchiava i tempi.
Chi, secondo me, ha il vero potere di fare una rivoluzione culturale e cambiare le cose sono i direttori marketing in azienda, guidati da creativi illuminati a cui dare spazio e fiducia.

Che consiglio daresti a un giovane imprenditore?

Quelli che do quotidianamente a tutti, che siano imprenditori, o aspiranti tali, o dipendenti.
Sembra una banalità, ma con gli anni e vedendo quello che mi circonda ho capito che non lo è. Qualsiasi cosa fai o farai, falla per te stesso. Pensa a come essere felice in quello che fai. Per due semplici motivi:

1. Lavorando avrai una marcia in più rispetto agli altri. Lavorerai di più, certo, perchè non ti peserà;
2. Non pensare mai ai soldi, so che alla fine del mese dovrai farti i conti in tasca, ma se questo è il tuo driver, allora difficilmente riuscirai in quello che vuoi fare.

E voglio aggiungere un’ultima cosa.
Si parla molto oggi del grande esodo dal mondo del lavoro. Giovani e non che abbandona il lavoro perchè, semplifico, il lavoro non è tutto nella vita. Io sono totalmente su un’altra prospettiva. Il lavoro è vita. Non so immaginare una vita senza lavoro, a meno che non sei talmente fortunato da nascere schifosamente ricco (ma questo non dipende da te e nemmeno dalle tue capacità). Il problema è che le persone vedono il lavoro come qualcosa di negativo, perchè non si divertono e non sono contenti in quello che fanno. Il problema non è il lavoro, il problema sei tu e quello che stai facendo. 

 

> Leggi l'intervista a Giada Maldotti:
“Sei una pazza!” L'intervista all'imprenditrice Giada Maldotti

> Leggi l'intervista a Stella Romagnoli:
"Ascoltiamo i giovani!" L'intervista a Stella Romagnoli

> Leggi l'intervista a Paola Marazzini:
"La mia passione per il coaching!" L'intervista a Paola Marazzini

> Scopri di più sull'HUB Diversity & Uniquess

Iscrivizione_newsletter_mensile

collisions-informazioni
Click me

Seguici sui social