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"Questa è una storia".
L'intervista a Luigi Colombo

 

Proseguono le interviste dell'HUB Diversity & Uniquess: Luigi Colombo è il Direttore del Festival del Cinema Nuovo, il concorso internazionale di cortometraggi interpretati da persone con disabilità, giunto quest' anno alla XII edizione.

 

Quando è nata l'idea di organizzare il Festival del Cinema Nuovo? Come avete "mosso i primi passi" nel settore?

Il Festival ha una lunga storia: nato alla fine degli anni 90 grazie all’intuizione dello psicologo Romeo Della Bella che fare cinema aiuta le persone con disabilità a crescere in autostima e ad aprirsi maggiormente, da prima come iniziativa locale si è poi man mano esteso a tutto il territorio nazionale e poi internazionale. In undici edizioni hanno concorso circa 840 cortometraggi provenienti da più di 20 paesi ed extraeuropei. L’edizione di quest’anno, la dodicesima, vede la partecipazione di 215 film: un risultato che ha dell’incredibile.

 

Attraverso i film in gara siete riusciti a promuovere i valori della diversity e dell'inclusion anche con un pizzico di ironia e sorriso: è questa, secondo lei, la chiave del successo del Festival?

Negli ultimi anni il Festival è cresciuto molto in termini di visibilità ed interesse da parte di coloro che operano nel mondo della disabilità. Tuttavia l’obiettivo che ci proponiamo e lo spirito con il quale lo organizziamo è rimasto lo stesso: fa divertire quelli che Romeo chiamava “i nostri giovani”. Molti dei corti sono appunto divertenti , ripropongono storie già riprese in film, spesso i chiave ironica. Altri invece affrontano temi molto importanti e delicati, come l’amore tra persone disabili, un tabù che viene affrontato con leggerezza ma anche senza falsi pudori.


È stato difficile portare avanti questo progetto durante la pandemia di Covid-19? 

Purtroppo abbiamo dovuto annullare l’edizione del 2020 (il Festival ha cadenza biennale), ma questo ci ha dato lo stimolo per pensare e nuove iniziative. Così nell’autunno scorso abbiamo creato un corso di cinema on line in collaborazione con Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni. E’ stato un grande successo, con la partecipazione di 60 fra Centri e Cooperative, che per otto pomeriggi hanno seguito le lezioni dei Docenti interagendo anche con loro. Abbiamo inoltre rafforzato la comunicazione pubblicitaria grazie al contributo pro bono di due agenzie, la Dentsu per la comunicazione web e social e la Coo’ee per quella stampa e Outdoor. La Direzione Creativa di Mediaset ha creato le nuove campagne TV e radio e garantito la coerenza della comunicazione. Così come abbiamo avuto il sostegno di molti mezzi che hanno messo a disposizione i loro spazi pubblicitari a titolo gratuito.

 

Il Festival del Cinema Nuovo ha il sostegno di realtà molto importanti, tra cui Mediaset, Allianz e Fondazione Cariplo: quali azioni si possono intraprendere per sensibilizzare ancora di più l'opinione pubblica?

Mediafriend sostiene e collabora all’organizzazione del Festival ormai da molti anni, Fondazione Allianz si è aggiunta nel 2018 con entusiasmo e forte delle esperienze maturate nelle molteplici attività che sostiene in ambito sociale. Quest’anno si è aggiunta Fondazione Conad, grazie alla quale potremo allestire una stupenda mostra del fotografo finlandese Veikko Kahkonen nel centro di Bergamo a partire dal 28 settembre fino alla chiusura del Festival prevista per il 7 Ottobre al Teatro Donizetti.

 

Qual è l'ostacolo più grande che ha dovuto affrontare in questi anni?

Più che un ostacolo è stato un dilemma, se continuare nella sede storica, a Gorgonzola, o cercare una nuova location che ci desse maggiore visibilità e possibilità di crescita. Tutto questo senza venir meo alla filosofia ed ai principi che ispirano la nostra rassegna.

 

Insieme a lei lavorano davvero tante persone: possiamo dire che il Festival del Cinema Nuovo è un esempio di un team unito e coeso verso un obiettivo comune? 

Certamente. Negli ultimi due anni al gruppo di lavoro storico, che comprende anche la Fondazione Don Gnocchi, si sono aggiunti molti amici portando le loro esperienze e le loro relazioni professionali che ci consentono di arricchire sempre di più la nostra iniziativa.

 

Il vostro è un caso unico sul territorio italiano: pensa che possiate essere un esempio da seguire per diffondere maggiormente l'importanza della diversity nella nostra società? Quali attività future vorreste intraprendere?

Forse non è l’unico, ma certamente ha delle specificità che ne fanno un evento davvero molto importante. Innanzitutto il fatto che i corti nascono all’interno di Centri e Cooperative con la partecipazione già nella fase preparatoria delle persone con disabilità. Poi il fatto che spesso gli autori e i registi sono gli stessi operatori ed educatori con i quali i protagonisti del film vivono la loro quotidianità lavorativa e ricreativa. Infine la continuità dell’iniziativa, che nei suoi 25 anni di storia ha consentito a chi partecipa di accumulare conoscenze ed esperienze, utili per fare film sempre migliori. Per il futuro stiamo pensando di organizzare nell’anno “dispari” (quando non c’è il Festival) una rassegna di film che affrontano il tema della disabilità fatti da registi professionisti inediti in Italia. Un progetto che la città di Bergamo ha accolto con entusiasmo. Così come vogliano ci stiamo attrezzando per incrementare la partecipazione al Festival di realtà internazionali, quest’anno meno forte a causa della pandemia.

 

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