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Sanremo 2021: l'edizione più digital di sempre

Sono i Maneskin i vincitori di questa edizione del Festival di Sanremo.

La band composta da Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi ed Ethan Torchio ha conquistato il gradino più alto del podio con “Zitti e buoni". Al secondo posto Fedez e Francesca Michelin con “Chiamami per nome", al terzo Ermal Meta con “Un milione di cose".

Il giovane gruppo, salito alla ribalta dopo aver partecipato ad X FACTOR sotto la guida di Manuel Agnelli, ha travolto, infuocato, incendiato il Teatro Ariston con una tempesta di rock estremo, che se ai più è piaciuta, non a caso sono saliti sul gradino più alto del podio, ad altrettanti ha fatto storcere il naso.

Trasgressivi, innovativi, pronti a fare la rivoluzione, come hanno commentato gli stessi cantanti sul proprio profilo social nel post vittoria. Il Festival è stato sempre sinonimo di melodie armoniose, orecchiabili, di brani radiofonici che anche il fan più stonato possa essere in grado di cantare senza vergognarsi di quanto non sia capace ad andare a tempo.

Da un paio di anni a questa parte invece, anche la lista dei big in gara, così come i tempi della società di oggi, sta cambiando: vediamo sempre più nutrita la colonia dei rapper, dei giovani talenti nati dal Network, delle band rock, ma mai fino ad oggi erano state in grado di imporsi in maniera così netta.

Punto di svolta in tal senso è stata la vittoria di Mahmood di due anni fa, con la quale si è probabilmente segnato un primo passo verso un Festival diverso, pronto finalmente ad accogliere, per poi premiare, sonorità nuove, alternative.

Il rischio di rimanere in un tradizionalismo non coerente con lo sviluppo culturale del presente incombeva, probabilmente è per questo che il Festival ha finalmente deciso di includere alla classicità un pizzico di follia, rappresentato da artisti emergenti e cantanti\influencer.

 

Il Festival cambia...generazione

Il fatto davvero rilevante di questo Festival, è che abbiamo assistito a un vero e proprio ricambio generazionale, un ricambio che è stato molto politico per quanto riguarda il dibattito sul genere nei testi di molti artisti ma che è passato anche attraverso piccoli, grandi gesti come quello di Francesca Michielin che porge i fiori a Fedez o i Måneskin che li danno a Manuel Agnelli.

Ma non solo: sono gli atteggiamenti e i testi di molte canzoni che raccontano di una nuova generazione completamente diversa da quella dei famosi boomer che fino ad oggi hanno caratterizzato il pubblico di riferimento del Festival. I testi di molte delle canzoni di questa nuova generazione non fanno rivendicazioni come quelle a cui si era abituati ai tempi dei cantautori del passato, ma lasciano il segno in materia di tematiche altrettanto rilevanti, come quello di un amore concepito in modo sempre più “fluido”.

Le cose, nonostante la pandemia, o forse proprio per questo, si stanno muovendo a una velocità inaspettata anche per un’Italia da sempre ritenuta avversa ai cambiamenti. Quest’ultimi hanno riguardato anche quella dell’utilizzo in proprio dei mezzi di promozione, ovvero la rete e i social che ormai diventano un elemento fondamentale, nel bene e nel male, dell’affermazione di un artista.

I social riportano ancora una volta l’artista al centro di tutti i processi. Non è più la casa discografica o altre entità a muovere il televoto ma sono i social su cui ci si incontra, si dibatte, ci si scambia opinioni, ci si mobilita.

E se è vero che Fedez è molto potente su questo fronte con i suoi milioni di fan, è vero anche che indubbiamente la vittoria dei Måneskin è stata determinata da giovanissimi che hanno avuto modo di unirsi e autorappresentarsi nelle stesse modalità, pur non avendo sulla carta la stessa quantità di fan di Fedez, hanno portato i Måneskin alla vittoria.

Il loro trionfo rappresenta la scelta di maggior discontinuità mai vista nella storia del Festival simbolo di una nuova consapevolezza, nata per mano di una nuova generazione, quella dei Millenials. Questa consapevolezza, fatta di nuovi suoni e nuovi valori, ha portato a questa rivoluzione.

 

Madame, la voce della Generazione Z

Classe 2002, la giovane ha gareggiato a fianco di Big più affermati di lei. Fino alla scorsa settimana, infatti, si era esibita in contesti e palchi di tutt’altro prestigio. Nella classifica finale è arrivata ottava, ma il successo riscosso fra i coetanei l'ha ripagata ancor di più.

Occupa da giorni infatti le prime posizioni delle classifiche su Spotify. Francesca Calearo, questo il suo nome all'anagrafe, è portavoce e simbolo della Generazione Z. Una vera e propria icona fra fluidità di genere, difficoltà di comunicazione e voglia di farsi sentire.

L'artista vicentina si descrive libera e svincolata da qualsiasi categoria, Madame infatti è emblema di una generazione fluida che vuole vivere le proprie emozioni liberamente, lontana da stereotipi e limitazioni. In base alle sue preferenze del momento, la ragazza sceglie anche il portamento e lo stile con cui presentarsi al pubblico. Lo ha dimostrato con i suoi outfit fluidi firmati Dior.

Madame ha infranto le regole del palco dell'Ariston anche a livello musicale: "Io non ho un genere. Non mi vedo rapper, non mi vedo popstar. Sono un'artista a trecentosessanta gradi perché mi piace sperimentare molto. Ho affrontato il palco di Sanremo con naturalezza, concentrandomi sull'orchestra e cercando di divertirmi davvero, senza pensare a quello che succedeva fuori".

E cosa succedeva fuori? Come rispondeva il “target” al quale la sua musica ed il suo personaggio fa riferimento? I ragazzi impazzivano. E, forse per la prima volta, si riconoscevano in Sanremo.

 

Performance Digital

La diretta streaming della finale del Festival di Sanremo 2021 ha generato 1.230.000 LS. Il picco di device attivi nel minuto fino alle 02.00 è stato registrato alle 23.17 dopo il monologo di Ibrahimovic (219.000 device collegati nel minuto). I device collegati nel minuto medio sono stati 182.000 (AMRD), +41% vs serata finale 2020.

In termini di consumo On Demand i contenuti dedicati al Festival nella giornata del 6 marzo hanno generato 3.260.000 LS, registrando un calo pari al -31% vs giornata finale del Festival 2020. Complessivamente le cinque giornate del Festival di Sanremo 2021 hanno generato 19.000.000 di LS (4.100.000 Live + 14.900.000 On Demand), registrando +25% vs edizione 2020.

Nel dettaglio si registra +12% sul consumo Live e +29% sul consumo On Demand. Il video più visto dell'edizione è il duetto di Måneskin con Manuel Agnelli della terza serata, con 665.000 LS. La serata finale ha visto un aumento del 40% di device collegati (vs serata finale 2020).

L'edizione 2021 del Festival di Sanremo ha generato nelle cinque giornate 2-6 marzo 29.800.000 interazioni social, registrando il record di sempre e un aumento rispetto all'edizione 2020 pari a +37%.

La giornata finale ha generato 8.200.000 interazioni con +51% rispetto alla giornata finale 2020. In termini di share di tratta del 69% del totale interazioni social generate nella giornata di ieri dalla programmazione televisiva.

La piattaforma social che registra il tasso di crescita maggiore vs edizione 2020 è Twitter con +58%. Ottima anche la crescita di Instagram (+34%). Su Twitter l'hashtag ufficiale #sanremo2021 durante l'evento è stato menzionato 275.400 volte.

Complessivamente, durante tutta la giornata, gli account ufficiali del Festival sulle tre piattaforme hanno generato un engagement pari a 892.000 interazioni, che sommate a quelle generate nelle cinque giornate raggiungono 3.200.000 interazioni.

Il picco delle Interazioni Twitter è stato registrato alle 02.40 dopo la proclamazione dei Måneskin  con 15.000 interazioni nel minuto in questione.

 

Sanremo e il social del momento: la presenza su Clubhouse

Non sono mancate anche le iniziative editoriali su Clubhouse, le quali nei giorni del Festival si sono moltiplicate. Innanzitutto, Radio Italia che ha deciso di utilizzare il canale Club Italia per trasmettere, per la prima volta, i suoi contenuti sul social degli interventi audio.

Si tratta del primo esperimento di una emittente radiofonica italiana su Clubhouse, un evento a suo modo storico perché permette di mescolare due diffusori della voce: la professionalità degli speaker al servizio di un contenitore dove un po’ tutti gli utenti sono speaker di sé stessi.

Stesso discorso può essere fatto per Sanremohouse, la stanza che l’esperto giornalista musicale di Repubblica – Ernesto Assante – ha aperto per i lettori della testata e per gli amanti del genere sanremese. Per tutti e cinque i giorni della kermesse, infatti, Assante ha guidato i suoi followers tra i vicoli della città dei fiori, ovviamente in maniera virtuale.

 

Nell’edizione più digital di sempre, c’è spazio anche per i colossi dello streaming

Tra una canzone e l'altra di Sanremo 2021, gli amanti di film e serie tv, hanno visto sbucare comunque Netflix e Amazon Prime Video per degli spot inusuali e per questo, a loro modo, elettrizzanti, perché rivelatori rispetto ad alcuni tra i titoli più attesi sulle piattaforme in streaming.

Come, per esempio, il film su Roberto Baggio “Il Divin Codino" e la serie (scritta da Antonio Dikele Distefano) Zero, in arrivo, rispettivamente, il 26 maggio e il 21 aprile prossimi. In pratica i colossi dello streaming hanno “usato” il Festival della canzone italiana, evento che più di ogni altro riunisce un pubblico particolarmente numeroso davanti a un unico appuntamento tv, come piattaforma di lancio, una pratica che negli USA si usa praticamente solo in un'occasione (attesissima ogni anno): la notte del Super Bowl.

Il super match sportivo, infatti, non è seguito anche da chi non segue le partite, per via del concerto dell'intervallo (l'Half Time Show, sempre con un unico grande musicista di scena), ma anche per i suoi spazi pubblicitari, ormai divenuti la vetrina più importante dell'anno per cinema e tv.

 

Quella di quest’anno è stata sicuramente l’edizione più complessa, discussa e dibattuta del Festival di Sanremo, caratterizzata anche da numerose polemiche ed opinioni contrastanti. Quello che però non può essere messo in dubbio, è il fatto che quest’edizione ha senza dubbio rappresentato un vero e proprio passaggio generazionale del Festival, il quale con il suddetto coinvolgimento social e digital, è riuscito ad arrivare ad un target più giovanile, come mai prima d’ora.

 

 Luca Nesticò, socio Young IAA Italy Chapter

 

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