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 "SEI UNA PAZZA!"
L'INTERVISTA ALL'IMPRENDITRICE GIADA MALDOTTI

 

Come rispondereste a questa affermazione? Lo percepite come un insulto o bisogna esserne fieri? In questo articolo la protagonista è Giada Maldotti, CEO e Founder di Red Public dal 2018.

L'intervista inaugura l'HUB "Uniqueness and Inclusion 2022" di IAA Italy Chapter, guidato da Rosella Serra, consigliere IAA Italy ed Elisa Santoni, communication specialist di IAA Italy.

 

Red Public è una azienda di consulenza strategica 100% femminile con sede a Milano, Roma e Londra.

Con Giada abbiamo parlato del suo percorso professionale per poi andare a scoprire la personalità dietro questa esperienza. Queste sue parole sono dedicate ai giovani come me, con l’obiettivo di ispirarvi a cogliere le opportunità.

 

Ciao Giada, quali sono i valori e i progetti della tua azienda, Red Public?

L’inclusività e l’unicità sono concetti portanti di Red Public, soprattutto non amo la parola diversity perché sottolinea le differenze tra individui con una narrazione negativa, quando siamo tutti diversi e per questo dobbiamo essere trattati nello stesso modo a parità di competenze.

I progetti che portiamo avanti in Red Public si basano sulla trasformazione digitale, l’ecosostenibilità e la sostenibilità sociale.

Diamo importanza alla misurazione dell’impatto delle azioni che intraprendiamo, rispondendo alla domanda che preme tutti gli imprenditori: se investo in sostenibilità quanto risparmio e che ritorno avrò nel futuro?

 

Secondo te perché sono temi importanti?

Nell’ambito della sostenibilità sociale e ambientale si investe ancora troppo poco.

Cresce ma è ancora marginale.

Noi cerchiamo di aiutare i clienti a comprendere perché e come siano invece importanti questi aspetti, come si suol dire l’appetito vien mangiando.

Per poter cambiare le cose e lasciare un mondo migliore ai nostri figli non bisogna aspettare che ti piova tutto dal cielo o aspettare che altri agiscano. Non si fa abbastanza ad oggi e bisogna pensare al futuro.

 

Tu non eri partita con l’idea di diventare imprenditrice a tutti i costi, spiegaci in poche parole quale è stato il tuo percorso professionale

Ho cominciato a lavorare a 14 anni mentre andavo a scuola, all’epoca si poteva, perché avevo un bisogno d'indipendenza fortissimo, e l’indipendenza finanziaria significa per me libertà. 

Mi sono laureata in ingegneria gestionale e in quegli anni il mio desiderio era diventare professoressa universitaria.

Quando però è arrivato il momento non l’ho trovato nelle mie corde, e in quel momento ho scelto di andare a lavorare in consulenza prima in Bip poi in Boston Consulting Group e poi in Ericsson in Svezia.

Quando sono tornata in Italia ho iniziato nel settore della moda ma poi ho cominciato naturalmente a voler diventare freelance e a lavorare a progetti piuttosto che alle dipendenze di qualcuno.

Solo in seguito sono approdata all’imprenditoria, per avere la possibilità di assumere donne in gamba che, magari per problemi di gestione familiare, si autoeliminavano o venivano allontanate dal mondo del lavoro.

Ho creato Red Public per dar loro valore e aiutarle. 

 

Sei stata all’estero, in Svizzera e in Svezia e poi sei tornata in Italia, come mai?

Mi sono portata verso l’estero non per particolare esterofilia, ma perché puoi essere in un mondo in cui lo stipendio medio è molto più alto e hai la possibilità di essere indipendente.

Ma sono tornata perché sono diventata mamma, in Italia abbiamo un cuore che da altre parti non si trova, amore, passione, prendersi cura degli altri e volevo trasmettere questi valori a mia figlia.

Mentre invece in Svezia ho vissuto personalmente quello che ho poi visto documentato nel film “La teoria svedese dell’amore”, ovvero una società basata sulla sostanziale indipendenza delle persone, che all’estremo ti fa sentire solo.

 

Sei tornata perché diventata mamma, quindi come donna secondo te hai avuto maggiori ostacoli? Hai qualche consiglio da dare alle donne?

Personalmente non ho mai avuto particolari impedimenti, non ho mai avuto problemi con i colleghi o capi uomini al lavoro, anzi sono sempre stata promossa ogni anno, pagata bene quanto e più dei colleghi uomini.

Ho incontrato mentori che mi hanno dato gli strumenti per diventare un giorno anche più brava di loro. Anche senza mia figlia avrei fatto le stesse scelte di spendermi per il sociale, diciamo però che lei è stata un acceleratore.

Voglio contribuire alla costruzione di un nuovo sistema in cui mia figlia, i nostri figli, avranno le stesse opportunità.

Questo argomento va trattato in modo pragmatico senza andare a cercare il lupo cattivo o incolpare gli uomini.

Consiglio a tutte le donne prima di tutto di partire da loro stesse, di non bloccarsi tra di noi, e di cambiare atteggiamento. Non c’è un sola ragione dietro le disuguaglianze e non c’è una soluzione facile. 

In parte il problema delle disuguaglianze lavorative nasce dal fatto che ad un certo punto della nostra vita alcune di noi decidono di diventare madri e partoriscono.

Questo ci porta ad avere bisogno in quel momento di qualche mese di stop, la nostra carriera si rallenta. Ma questo è solo un piccolo elemento tra quelli che vanno affrontati e migliorati. 

 

Quindi cosa ti ha spinto a creare Red Public? Il socio di maggioranza è un uomo, Guido Fienga?

Red Public è nato per tutelare le persone che collaborano con me, per dare una risposta ad un mercato del lavoro che non sa riconoscere e valorizza abbastanza il talento nella forma in cui si manifesta. 

Per quanto riguarda la seconda domanda confermo che lui è un alleato in questa mission.

Guido non è un semplice investitore finanziario, ma piuttosto un uomo di successo che sa come fare imprenditoria, sa come insegnare e trasmettere le sue competenze, crede nei valori di Red Public e che a livello personale mi ha supportato in alcuni momenti difficilissimi della pandemia.

 

Essere pazzi porta i suoi frutti?

Ho fatto cose che sono fuori dal concetto di sicurezza e da tutti quei blocchi che ci fanno rimanere nel nostro status quo, ho lasciato un lavoro da dipendente nonostante avevo un mutuo in corso, nonostante stessi crescendo una figlia da sola.

Non mi sono fatta prendere dal timore e dall’incertezza dati anche dal creare una propria azienda, ma devo dire che il primo mese non dormivo la notte.

 

Possiamo notare un fil rouge, il tuo mix di caratteristiche?

Credo di essere iperattiva, adoro fare più cose perché mi stimola a dare il meglio di me stessa. Posso dire pure che non ho quasi per nulla la percezione del rischio e per me è anche importante fare qualcosa per il bene degli altri.

 

Questa bassa percezione del rischio che ti ha spinto a fare ed essere dove sei oggi, ti ha portato qualche volta a dei danni? Hai mai pensato di mollare tutto?

In ogni bella storia ci sono momenti di difficoltà.

Qualche volta ho pensato “chi me lo ha fatto fare” ad esempio in pandemia. Ma poi ritrovo la motivazione anche grazie al mio team che mi da tantissime soddisfazioni.

Credo che per fare imprenditoria sia importante saper gestire l’incertezza e non aver paura di rischiare. Nel mio caso forse la percezione del rischio mi ha fatto fare serene passeggiate in posti di Milano in orari in cui forse non avrei dovuto passeggiare da sola – i miei amici mi sgridano sempre per queste cose. 

Grazie per aver condiviso la tua storia con noi Giada, questa è una testimonianza di successo di come reinventarsi in Italia in cui tutti noi possiamo prendere degli spunti come riferimento.

 

Articolo scritto da Aurora Di Campli

 

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