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Space economy e comunicazione: l'incontro con Giovanni Caprara

 

Cosa succede quando la comunicazione incontra protagonisti e professionisti di discipline diverse, anzi diversissime? IAA Italy Chapter inaugura così Collisions, la nuova web series ideata e condotta da Marco De Angeli, vice-presidente IAA Italy Chapter, con un ospite davvero speciale.

Dalla ricerca e sviluppo di infrastrutture spaziali, sino alle future basi collocate sulla Luna o su pianeti rocciosi del sistema solare con prodotti e servizi per i suoi abitanti: la Space Economy è uno dei settori di maggiore sviluppo della economia mondiale. 

Come si stanno muovendo i brand per essere al passo con le potenzialità delle attività spaziali? Ne abbiamo parlato insieme a Giovanni Caprara, editorialista scientifico de Il Corriere della Sera e docente di Storia dell'esplorazione spaziale al Politecnico di Milano, in dialogo con Marco De Angeli.

 

Leggendo i quotidiani mi sembra di capire che lo spazio stia tornando al centro di molti dibattiti. Quali saranno le prossime sfide per l'esplorazione spaziale?

Fin dove possiamo spingerci?

 

Sono due gli elementi fondamentali che stanno facendo ripartire l’attività spaziale.

Il primo è di natura politica: il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato che entro il 2024 due americani torneranno di nuovo sulla Luna, il primo luogo dove l’uomo si è avventurato. L’altro aspetto è di natura privata: pensiamo ad alcuni personaggi, come Jeff Bezos e Elon Musk, che dopo aver accumulato ricchezza in ambiti lontani dal cosmo, si sono tuffati nell’attività spaziale considerandola una fonte di business per il futuro.

Inoltre, entra in gioco un terzo elemento, sempre di natura politica, che pesa sulle scelte economiche e tecnologiche: l’ingresso della Cina, nuova protagonista della sfida spaziale in atto tra l’Asia e l’Occidente.

Questa è la cornice dove stanno avvenendo una serie di fatti sempre più rapidi: a partire dal 2010, la figura del soggetto privato che è entrato nel mondo spaziale è diventato così rilevante da influenzare la politica e il mondo economico davvero in maniera notevole, tanto che il termine space economy è sempre più discusso. Oggi, accanto all’esplorazione e alla ricerca, c’è anche lo spazio visto come una fonte dal quale ottenere ricavi economici sempre più rilevanti.

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Da un lato, quindi, ci sono sempre obiettivi politici, dall'altro però il termine partner commerciale è all'ordine del giorno...


Assolutamente sì, soprattutto negli Stati Uniti: ancora una volta fungono da guida per una rivoluzione in un settore dove chi vuole fare attività spaziale deve adeguarsi ai cambiamenti in atto. L’elemento commerciale è preponderante: oggi è impensabile riuscire a condurre iniziative cosmiche senza un ritorno adeguato. Una volta erano le agenzie e i governi a finanziare le attività spaziali, oggi è possibile fare attività cosmica solo se si riesce ad unire il pubblico e il privato: gli Stati Uniti hanno identificato la giusta formula.

Pensiamo a Elon Musk, il quale ha compreso di poter investire i propri denari in attività spaziali che unissero il pubblico e il privato, stabilendo nuove regole che offrissero vantaggi reciproci.

 

Il rapporto tra comunicazione e esplorazione dello spazio è sempre stato molto stretto, basti pensare alle immagini iconiche che hanno accompagnato le esplorazioni del passato.

 

Oggi, però, possiamo ipotizzare che i partner commerciali entreranno sempre più in maniera preponderante nel settore spaziale attraverso sponsorizzazioni e product placement. Qual è lo scenario attuale?


Oggi è fondamentale comunicare in ogni occasione: negli anni 50’ Wernher von Braun iniziò a raccontare la sua passione dopo varie conferenze tenute a New York con altri scienziati, stabilendo una collaborazione con Walt Disney, la quale gli propose di realizzare una serie di trasmissioni televisive per raccontare varie prospettive sullo spazio, diventate in seguito una serie di articoli giornalistici con illustrazioni correlate.

Lo spazio entrò nelle case americane in maniera prepotente, e così iniziò la comunicazione spaziale: negli anni 60’, poi, con le prime vittime americane della missione Apollo 11, la Nasa entrò in crisi, non riuscendo più a comunicare, ma è proprio da quel momento che la comunicazione dello spazio divenne straordinaria, perché anche le persone comuni parteciparono all’esplorazione.

 

Quali sono, secondo te, le esperienze dei brand italiani nello spazio?

 

La storia dei brand italiani nello spazio iniziò in America, quando la Pepsi Cola lanciò una lattina di plastica gonfiabile fuori dalla stazione Mir: nel 1994, in Italia, l'abito Zegna è inserito di volta in volta tra le tute spaziali degli astronauti della NASA, mentre nel 2015 Argotec realizzò una macchina da caffè da utilizzare nello spazio, vincendo una sfida tecnologica ed economica senza precedenti.

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space_economy_comunicazione_collisions.003Se parliamo di space advertising, ci riferiamo alla possibilità di proiettare nel cielo dei loghi o delle scritte tramite dei micro satelliti: lo spazio può essere un nuovo media?

 

 

Questo è un argomento davvero di grande dibattito: nel 2018 una piccola società fondata da un neozelandese, la Rocket Lab, costruì un piccolo vettore di grande successo per lanciare dei satelliti in orbita, tentando così di fare pubblicità cosmica. Il lancio dell’Humanity Star, un’opera d’arte che per un breve periodo ha illuminato i nostri cieli, poteva essere un anello di congiunzione tra le nazioni.

Ecco quindi che le attività pubblicitarie e di intrattenimento vanno di pari passo: questo è l’obiettivo che si vuole raggiungere, nonostante il parere contrario degli astronomi, i quali hanno stabilito che i satelliti non devono essere visibili.

Forse oggi la pubblicità nello spazio è ancora difficile da realizzare, mentre l’intrattenimento ha già delle attuazione concrete: pensiamo al progetto Axiom promosso dalla Nasa, la quale ha commissionato ad un’azienda privata il lancio della prima stazione spaziale privata.

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Quindi Giovanni il percorso è certamente avviato, anche se ancor lungo. Immaginiamo di essere un direttore marketing che voglia capire come avere il proprio brand nello spazio, a chi deve rivolgersi?

Qual è il processo organizzativo?

 

Ci sono due possibilità: da una parte abbiamo le agenzie spaziali, che sono l’anello di congiunzione tra la terra e lo spazio, consentono di trovare la strada burocratica e tecnologica per fare questo genere di iniziative. Dall’altro lato ci sono alcune iniziative parallele per accelerare questo processo, di cui la società ALTEC è un importante punto di riferimento per il nostro paese.

E poi abbiamo un terzo elemento fondamentale, il capitale privato, che vuole compiere attività importanti in questa direzione: tra il 2009 e il 2018 il private capital ha messo a disposizione circa 4 miliardi di dollari, e in soli quattro mesi ne sono già stati investiti quasi una metà. È chiaro che dai capitali privati possiamo trovare stimoli e risorse tecnologiche davvero preziose

 

In questo contesto di esplorazione l'Italia sarà presente?

 

Lo siamo già in maniera notevole, perché abbiamo siglato degli accordi sia con la NASA sia con l’agenzia spaziale europea, supportando lo sviluppo del settore industriale nazionale. Ricordiamoci che quasi il 50% dei moduli abitati della stazione internazionale è nata in Italia.

 

L'immagine dello spazio dovrà essere legata a qualcosa di più familiare, così che i brand siano più vicini a questo settore: forse così la comunicazione avrà un ruolo fondamentale?

 

Certamente, perché lo spazio è un luogo dove l’uomo abiterà sempre di più: oggi è una dimensione domestica e non può essere un concetto astratto. Lo spazio sarà ancora di più al centro della nostra vita quotidiana e un’attrattiva per la comunicazione e il business aziendale.

Ascolta l'intervista integrale nel nostro canale YouTube!

Il prossimo incontro di Collisions sarà dedicato agli opinion leader in ambito sanitario, Marco De Angeli incontrerà il Prof. Antonino Di Pietro.


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